settembre 2010
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IL GRANDE RITORNO

martedì, luglio 27th, 2010

venerdi 27 agosto

apertura per rodaggio con i vecchi franco e massimo accompagnati dalle insostituibili 2 elly


venerdi 3 settembre

apertura ufficiale

si riaccendono i motori della buona musica lubrificata da buona birra, con il primo concertino live della stagione


NON MANCATE, VI ASPETTIAMO NUMEROSI

abbiamo fatto centro

giovedì, maggio 8th, 2008

patente speciale

mercoledì, maggio 7th, 2008

iter per il conseguimento della patente speciale (AS)

NUMERI e CONTATTI UTILI PER LA PATENTE AS

Si prega di contattare il titolare dell’autoscuola o dell’officina prima di prenotare la visita in Commissione Medica per essere seguiti al meglio senza incorrere in problemi burocratici

OFFICINA INSTALLAZIONE ADATTAMENTI

Dal Bo Mobility sas – Via G. Galilei n. 13/A – 31020 San Fior –TV
Tel. 0438.62514
Titolare sig. Alessandro Dal Bo

AUTOSCUOLA

Autoscuola Alpi snc – Via Guglielmo Ciardi n. 12 – 31100 Treviso – TV
Tel. 0422.302760
Titolare sig. Gino Cesaro

COMMISSIONE MEDICA LOCALE PATENTI

Azienda Ulss n. 9 di Treviso – Dipartimento di Prevenzione – Medica legale – Commissioni Patenti
Sede “La Madonnina” – Via Castellana n. 2 – Loc. Stiore – TV
Tel. 0422.322693
Richiedere visita con l’ing. Dino Matarazzo

DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA DA PRESENTARE ALL’ATTO DELLA VISITA IN COMMISSIONE

– Domanda compilata in tutte le parti;
– n.2 marche da bollo da euro 14,62;
– Documento di identità valido (carta di identità, patente di guida, passaporto, non scaduti).
– Fotocopia su unico foglio e fronte retro della patente, aperta in tutta la sua estensione, e carta d’identità non scaduti.
– Fotocopia del permesso /carta di soggiorno non scaduto per cittadini extracomunitari.
– Gradazione lenti (effettuata anche da ottico) nel caso si portino occhiali/lenti a contatto durante la guida;
– Tempi di reazione a stimoli semplici e complessi per patenti superiori C E – D E;
– Copia del decreto della prefettura o della lettera della motorizzazione con cui è stata disposta la
revisione;
– Una fotografia formato tessera, in caso di conseguimento, duplicato, declassamento.
Attestazione del versamento effettuando sul C/C postale n.11034311, intestato a “TESORERIA AZIENDA ULSS N.9 TREVISO” indicando sul retro del bollettino la causale “Diritti patente guida”:
COMMISSIONI ORDINARIE: euro 18,59
COMMISSIONE ALLARGATA: - per minorazione vista e udito euro 24,79
- per minorazione agli arti euro 30,99
SOLO IN CASO DI CONFERMA DI VALIDITA’ (rinnovo) : attestazione del versamento di euro 9,00 sul C/C postale n.9001, intestato a “Dipartimento Trasporti Terrestri – L. 14 -67” indicando sul retro del bollettino la causale “Diritti patente guida”;
N.B. solo versamento postale, non pagare alle casse automatiche o alla Veneto Banca

In ogni caso chiedere la lista della documentazione medica prima di presenziare alla visita in Commissione.

legame profondo

venerdì, giugno 8th, 2007

Secondo me il legame è profondo. La moto e’ davvero un simbolo fallico? e allora in che modo diverso o uguale attira le donne rispetto agli uomini?.
La moto la guidi con tutto il corpo, ogni parte di te diventa tutt’uno con lei, il ritmo che le imprimi (come quello di una danza, o quello dell’atto sessuale) varia a seconda di tante cose: come ti senti, cosa ti piace, il contesto, la moto… E fin qui magari si puo’ parlare di… masturbazione ;-) Guidare la moto ha uno stile, che e’ molto personale: nel guidare sei davvero te stessa/o e il modo in cui guidi - secondo me - rivela molto della persona, cosi’ come il suo modo di fare l’amore.
Uscire in moto in due, lui e lei, camminare a fianco, superarsi, misurarsi, cambiarsi posizione, rincorrersi, giocare… insomma è come un preliminare, eccitante, perche’ ricco di adrenalina… una competizione che, come il ballo, non porta nessuno a vincere, ma a misurarsi, studiarsi, eccitarsi… senza che ci sia un vincitore alla fine ma una competizione che si scioglie alla fine in una intesa… E poi come gli animali nella fase di corteggiamento che fanno mostra di se’ per far vedere quanto sono belli, cosi’ i colori della moto, le forme, il modo di guidarla esprimono l’idea: “guardami, vedi come sono bello/a?”.
Insomma: la moto, come l’eros, ha un ritmo (ed e’ importante), e’ adrenalinica, eccitante, aiuta a far bella mostra di se’, si puo’ giocare da soli o con l’altro/a (non dimentichiamoci quanto e’ sensuale anche andare in due sulla stessa moto, lasciarsi guidare da chi e’ al manubrio, o guidare tu… che poi succede anche quando si guida ognuno la sua e uno dei due segue le traittorie dell’altro, si lascia guidare, si affida alla sua velocita’, al suo ritmo, per poi magari cambiare), e si puo’ giocare anche in gruppo ;-))) va be’, mi fermo qui :-O

Secondo me un legame c’è, tra eros e moto. Il solo fatto che la moto è cavalcata già può far alludere al sesso. Più una moto è potente e più ne andrei fiera, dal momento che è più difficile domare una moto nervosa che una più tranquilla, è come domare un bellissimo ragazzo che… ha scelto me. Il mio sogno? una cbr 600. Personalmente mi sento potenziamente più aggressiva sulla moto, mi piace dare di me un’idea di sicurezza, sulla moto (e anche in macchina, su di una Opel sportiva, mi sento a mio agio, anche se usare la più tranquilla Panda non mi da’ alcun problema, anzi spesso è più rilassante!!), così come quando instauro un rapporto fisico con il ragazzo del momento. Ma so anche capire quando è il momento di non correre, di prendermela tranquilla e rilassata. Spesso. Mi piace sfidare le mie potenzialità, e magari migliorarle (un esempio: qualche settimana fa ho provato a superare la paura di curve e pieghe: ne ho fatte due molto buone, senza paura - non avevo macchine nè dietro nè avanti a me -)… e mi piace farlo anche in campo sessuale.
Avere una moto potente è come avere una storia tutta da vivere: quanto sei capace di rischiare? poco? e allora la sfrutterai poco, la moto. Troppo? e allora ti farai male se non adotterai tutte le precauzioni!

Mi sono trovata diverse volte a girarmi a guardare quand’è passata una bella moto, come potrei trovarmi a guardare un “bel maschio” e viceversa credo sia per gli uomini. C’è quel qualcosa che ti parte dallo stomaco e ti fa diventare euforica, quando è tanto tempo che non vedi il tuo moroso, di cui sei cotta, e ti ci butteresti addosso non appena lo rivedi… così anche dopo un lungo periodo di astinenza dalla moto: non vedi l’ora di cavalcarla, buttarla giù a destra e sinistra, senti l’adrenalina che ti sale, la spingi curva dopo curva fino al barettino in cima al monte, dove si ritrovano i motociclisti e quando scendi ti accorgi che sei tutta sudata e in un certo senso appagata, ma nello stesso momento lo rifaresti subito… un po’ come fare l’amore insomma. Sì, credo che le due cose si possano paragonare benissimo.

Perchè si può fare sesso sulla propria moto, con l’immaginazione ovviamente, ma per merito delle vibrazioni del mezzo e della fantasia e della trepidazione dell’attesa di un bell’incontro… insomma si può anche raggiungere un moto-orgasmo. Almeno così ci lascia intuire la rubensiana Yvonnie, con il suo sguardo perso.

Secondo me gli uomini vedono la moto come un “prolungamento” della loro sessualità, nel senso che chi va più forte, chi ha la moto più potente è più virile. Ecco perché noi siamo ancora un po’… malviste. Ma noi abbiamo un rapporto differente, meno conflittuale ma, almeno per me, l’attinenza c’è sempre.
La moto è libertà, modo di vivere e di essere, ma anche un modo con cui si riesce a manifestare la propria carica erotica, senza naturalmente scadere nella volgarità. Il legame tra la moto è l’erotismo c’è, ma è molto sottile. Effettivamente è un po’ imbarazzante parlarne, ma forse solo perché non lo si è mai fatto.

Credo che il legame fra eros e moto sia ancora più profondo rispetto a quello fra eros e cibo, vino o ballo. Questi ultimi sono più comunemente assimilabili e associabili, diffusi in maniera capillare fra la gente “comune”, nel senso che sono elementi in grado di risvegliare il desiderio erotico anche nelle persone più assopite, distratte, insomma meno sanguigne. Diciamo che sono strumenti in grado di pilotare con estrema spontaneità i nostri desideri. Riguardo alla moto, il legame è molto più forte, e la cerchia si restringe solitamente fra coloro che la conoscono e la guidano, perché nell’immaginario dei motociclisti si instaurano i concetti di libertà, potere, spregiudicatezza, curiosità, che si trasferiscono nella stessa misura ed intensità nel pianeta sesso. Io sono la prima a stereotipare queste sensazioni sull’uomo motociclista, e mi rendo conto che inconsciamente ne cerco sempre conferma mentre guido la mia moto. Viceversa, mi piace esercitare questa carica erotica su chi mi osserva, dal sedile della propria auto, in piedi ad un semaforo, o da un’altra moto, e sono convinta che anche molte donne non motocicliste subiscano un certo trasporto quando osservano un motociclista in sella alla propria moto. A me capita anche guardando gli uomini che vanno a cavallo. Sarà il concetto di sella in generale!!

C’è stato un tempo per guardare, un tempo per imparare, uno per provare poi, finalmente, uno per andare…
Guardavamo quando all’inizio non eravamo mai entrate in un paddock, nonavevamo mai visto da vicino pistoni e forcelle, cilindri e sospensioni…guardavamo le moto sfrecciare, senza capire dove e perché stessero andando,senza conoscere né immaginare il piacere di farsi graffiare dal vento edall’asfalto; guardavamo quegli uomini che alle comodità preferivano il grasso sulle mani e sulle tute, il frastuono del rombo dei motori, quegliuomini che alla cura delle persone sovrapponevano la cura delle cromaturepiù segrete della propria motocicletta.Guardavamo. Un po’ da lontano, da un angolo nascosto, senza che nessuno si accorgesse. Un po’ imbarazzate da questa curiosità abbiamo guardato a lungo. Imparavamo.Dai nostri amati talami imparavamo a riconoscere il suono del due tempi dalquattro, la rotazione che un motore a due cilindri o a quattro imprime alla moto; a distinguere il rosso Ducati dal Guzzi; a contare sul palmo della mano tutti i bulloni arrugginiti di un V35; a regolare - chine nel porgere una chiave a 12 - le puntine incrostate di un vecchio due tempi cecoslovacco. Addette qualche volta al rabbocco dell’olio, misuravamo coi polpastrelli quel grasso che trasuda per un gommino ormai consunto; assorte
a far girare ritmicamente una gomma posteriore, imparavamo ad ingrassare la catena, a controllarne la tensione. E finalmente, sulle rigide selle d’un tempo, abbracciate ad un fratello, un padre, un fidanzato, un amico, ci
abbandonavamo ai profumi della primavera ed al vento. Dai nostri amati talami imparavamo.
Finché un giorno, per caso, ci si ritrova a pensare a come potrebbe essere stare lì davanti, con le mani sul manubrio e i moscerini sulla visiera del proprio casco. A come deve essere quel senso di libertà che si prova quando sei da sola, e le cose ti corrono incontro. E il gas che tu dai col polso destro è la velocità con cui decidi di attraversare quelle cose; è il tempo che hai per reagire; è il ritmo, lento e tranquillo, oppure immediato e veloce, con cui in quel momento ti va di vivere, conoscere, rispondere. Quando non c’è nessuno, proprio nessuno, ma te soltanto, a dirti cosa fare. Così abbiamo provato. Nei cortili, nei parcheggi, nei paesi deserti, nelle città abbondate in agosto. Con le moto più malandate, con gli avanzi di garage, ma qualche volta anche coi gioielli di famiglia - prove di fiducia e di amori inestimabili.
.. Finché, finalmente, viene un tempo per andare. Andare, da sole e incontrare altre motocicliste; andare, da sole e rimorchiare surfisti; andare al mare e dormire in tenda con la moto accanto, che guardi attraverso la zanzariera prima di addormentarti; andare, in compagnia e ingarellarsi cogli amici; andare in pista e sentire solo te, il gas e le pedane grattare; andare in due e fermarsi al tramonto. Semplicemente, andare in motocicletta. C’è da sentirsi strane qualche volta, da essere guardate come alieni con le antennine verdi in testa, da essere considerate una provocazione o una sfida; alcuni ti mandano saluti e sbaci dalle macchine, e approvano con l’energia che sarebbe della loro libertà, tenuta nascosta da qualche parte.

un grazie particolare al Dany che ci ha procurato tutti questi interessanti articoli

l’harley apre alle donne

venerdì, giugno 1st, 2007

L’Harley apre alle donne
Una rivoluzione per il mito

di DANIELE SPARISCI

Chissà come l’avranno presa i famigerati gli harleisti duri e puri, quando hanno saputo l’ultima novità in arrivo da Milwaukee: party per sole donne, riservatissimi alle signore che già cavalcano una possente Dyna Electra Glide o una 883 e a quelle che vogliono provare.

In Usa i “garage paties” in rosa sono partiti quest’estate con serate a tema che servono a fare conoscere l’Harley Davidson e anche la Buell presso il pubblico femminile attraverso test drive, passerelle, corsi di guida gratuiti, concorsi dove vince la moto più personalizzata. A spiegare la svolta di uno dei marchi più tradizionali americani ci sono i numeri: quasi un cliente su dieci che sceglie una Harley è donna, un trend che è cresciuto molto negli ultimi anni insieme al popolo delle ruote in gonnella che negli Usa vale il dieci per cento di tutto il mercato. La stessa tendenza si registra anche in Europa, anche se una ragazza in Harley viene ancora guardata con un certo stupore.

Dall’altra parte dell’oceano, invece, la musica è cambiata: ” Le donne vogliono montano in sella per le stesse ragioni per le quali lo fanno gli uomini- spiega Leslie Prevish manager di Harley Davidson - il senso di libertà o la ricerca dell’avventura ma il loro approccio è diverso in tante cose a cominciare dalla prima esperienza.

woman raider

martedì, maggio 29th, 2007

WOMAN RIDER
Paese che vai… donna in moto che trovi
L’importante ricerca di mercato, pubblicata da Motocicliste.net la scorsa estate, ha aiutato noi centaure, le aziende del settore e l’opinione pubblica in generale a comprendere meglio il variegato panorama delle motocicliste.
In Italia le donne appassionate delle due ruote sono sempre di più e presentano caratteristiche, storie e necessità in parte ancora da scoprire, ma con un potenziale di espansione degno di nota, sia come fenomeno sociale che di mercato.
L’Italia non è certo la prima nazione ad aver scoperto il suo popolo di centaure. Questa passione ha sicuramente contagiato altre donne in altri paesi, come ad esempio gli Stati Uniti. Continente che ha dato i natali ad un marchio prestigioso come Harley Davidson ed a pellicole cinematografiche di culto come Easy Rider.
Con queste premesse le motocicliste americane non potevano che essere delle vere e proprie pioniere su due ruote.
E’ stata sufficiente una breve ricerca in Rete per arrivare ad un sito che traduce in linguaggio html alcune porzioni di una rivista trimestrale per le donne in moto, chiamata essenzialmente “Woman Rider” (Donna Motociclista).
Il magazine a stelle e strisce vede il suo numero 0 pubblicato nel non troppo lontano 2000. La rivista nasce da una “costola” della già diffusa e nota “Rider” (di target prettamente maschile) per sbarcare poi nel web, come sezione al femminile del sito Riderreport.com. L’area dedicata a “Woman Rider” accoglie estratti e sintesi degli articoli salienti, decisamente accattivanti e rappresentativi di una filosofia motociclistica al femminile che affonda le sue radici nel passato e guarda con fiducia al futuro.
Il sito offre “Notizie da conoscere”, “Racconti per Donne”, “Dall’ultimo numero”, “Cerchiamo aiutanti”. La grafica è un po’ scarna, ma in queste pagine ciò che conta sono i fatti, che riportano avventure, immagini, report e prove, spesso scritti da donne e sempre e comunque rivolti ad un pubblico quasi completamente femminile.
Bessie Stringfield è il primo nome che compare tra i titoli degli articoli riportati, purtroppo solo parzialmente, nell’area web femminile di Riderreport.com. 27 le Harley da lei possedute, 66 gli anni di carriera motociclistica, 48 gli stati americani percorsi con le sue moto e molte le lotte contro i pregiudizi, anche razziali, nella biografia di Bessie Stringfield, vera pioniera su due ruote. Per lei un posto d’onore nel museo della Motorcycle Hall of Fame, vero tributo a quest’icona del motociclismo femminile. Intitolata a lei anche un’onorificenza alla “Motociclista dell’Anno”. Testimonianza tangibile che altre donne, proprio come Bessie, possono divenire precorritrici e antesignane dello spirito motociclistico a 360°, senza restrizioni di sesso, età, razza o disciplina.
La seconda notizia che leggiamo, purtroppo con quasi tre mesi di ritardo a causa della cadenza trimestrale del magazine, riporta di un evento occorso a fine settembre nei pressi di Las Vegas. Due giorni in circuito dedicati alle donne che molto hanno in comune con il nostro Meeting Europeo di Varano. “Femmoto Track Days” ovvero corsi in pista, test, seminari aperti a tutte le donne ed organizzato con il supporto di una grande casa italiana: Aprilia. Tutto il mondo è paese! E’ bello sapere che anche in queste occasioni di motociclismo femminile oltreoceano si parli un po’ d’italiano, speriamo solo di destare l’interesse di Patron Beggio anche noi: il Raduno Europeo 2005 è già in cantiere!
Certo, per noi europee, raggiungere le 75.000 iscritte americane ai corsi della Motorcycle Safety Foundation non sarà facile impresa, resta il fatto che le donne in moto, indipendentemente dalla nazionalità cerchino costantemente di migliorare la loro guida in strada e la conoscenza dei loro mezzi.
I richiami al Belpaese nel sito non sono comunque terminati. Tra le recensioni e le prove spicca infatti un articolo su Moto Guzzi. Casualità o intenzione? La moto presa in esame seppure italianissima evoca le strade di San Francisco e i celeberrimi poliziotti centauri “Chips”: stiamo parlando del Guzzi California.
Il sito si fa anche portale che raccoglie ed archivia le esperienze delle motocicliste statunitensi. Innumerevoli le storie di donne che danno voce alla loro passione condividendola spesso anche con i loro compagni di vita. Per donne che non sono solo “sposate con prole”, ma anche “sposate con moto”!
Gustosissimo da leggere è l’articolo di Leslie e Robin. Per loro la magia dei numeri si riassume nel numero due. Due ragazze, due moto e due settimane su due ruote. Un racconto che è quasi un road movie attraverso le foreste nordamericane, seguito con stupore degli abitanti di minuscole cittadine di provincia. Queste ragazze in sella alle loro cruiser sono guidate da una passione infinita, come le miglia che insieme percorrono, ogni giorno, per due settimane di moto, amicizia ed avventura. Peccato non poter seguire l’evolversi del loro viaggio fino in fondo: il sito fa da “teaser” ed invita all’acquisto della rivista, lasciando il lettore con un senso di incompiutezza che indispettisce oltre che solleticare l’attenzione.
L’invito a contribuire con i propri racconti, articoli ed immagini allo sviluppo della rivista (sezione “Cerchiamo Aiutanti”) è ben strutturato e segue delle precise linee guida. In questa pagina la visitatrice trova infatti una sorta di briefing sulla rivista stessa; la quale, scopriamo, ha un pubblico fedele che è formato, a sorpresa, per un terzo da uomini. Solo le storie maggiormente rappresentative verranno pubblicate. Lo spazio editoriale non è molto e le quattro uscite annuali permettono di dar voce solo alle storie più particolari e di rilievo. Non manca quindi il materiale a “Woman Rider”, ma viene richiesta alle motocicliste con velleità giornalistiche massima professionalità e l’aderenza a precise regole editoriali.
Lasciando quest’angolo di Rete che parla al femminile di motociclismo, emerge un quadro che per alcuni versi è paritario alla scena europea e per molti versi, invece, se ne discosta nettamente.
Le motocicliste americane rappresentano il 25% del popolo su due ruote e sono in netta crescita. Tra le centaure americane si contano donne che hanno alle spalle una carriera motociclistica di tutto rispetto. Per alcune di loro si parla infatti di quasi cinque decadi passate in sella, decine di moto possedute, centinaia di migliaia di chilometri percorsi con le loro compagne d’avventura su due ruote, posizioni e mansioni al vertice delle principali associazioni di motociclisti.
Da questo punto di vista, per una volta, il vecchio continente europeo pare non aver dettato il passo al nuovo. Gli Stati Uniti annoverano tra il popolo femminile donne all’avanguardia, donne che hanno lottato per il diritto al voto come per quello della passione su due ruote.

Milwaukee party per sole ragazze, riservatissimi alle signore che già cavalcano
una possente Dyna Electra Glide o una 883 e a quelle che vogliono provare

airbag per motociclisti

martedì, maggio 22nd, 2007

Rubriche: Giubbotto Airbag per motociclisti

All’apparenza sembra un normale giubbotto ma con discrezione, integrato nello stesso, c’è un airbag perfettamente concepito per i motociclisti.
Prima era un’esclusiva delle automobili, ora viene esteso anche alle due ruote. L’airbag jacket è distribuito dalla Helite Italia è una società nata nel 2003 a Laveno Mombello in provincia di Varese con l’obbiettivo di commercializzare, in esclusiva, i giubbotti da moto e da scooter con airbag integrato.
L’uso dell’airbag jacket appare decisamente semplice: è sufficiente installare un cavetto (in dotazione con la giacca) ad una parte del telaio della moto o dello scooter, indossare la giacca e agganciarsi prima di iniziare a guidare.
Nessun movimento viene impedito durante la normale guida ma, in caso di incidente e di conseguente sbalzo del pilota dal veicolo, il cavetto di sicurezza aziona il sistema e grazie a delle camere d’aria gonfiate in 0,4 secondi da una bomboletta di gas, la giacca si trasforma in tanti cuscini che andranno a proteggere le parti più delicate del corpo umano quali il torace, il collo (impedendo al casco di ruotare), i fianchi e tutta la colonna vertebrale.
L’airbag gonfio forma un vero e proprio “corpetto” che, oltre ad assorbire i colpi e le collisioni, impedisce alla cassa toracica e alla colonna vertebrale di piegarsi e di subire torsioni.
Una volta attivato l’airbag rimane in pressione per una decina di secondi per poi sgonfiarsi gradualmente grazie alla valvola di sfogo.
Le possibilità di azionare accidentalmente il sistema, ad esempio scendendo dalla moto senza sganciarsi, sono ridotte al minimo, visto che, oltre all’elasticità del cavetto, è necessaria una forza di circa 25-30kg sulla giacca per sganciare la sfera che aziona l’airbag.

asta moto famose

martedì, maggio 15th, 2007

Rubriche: Vanno all’asta le moto di Steve McQueen

WASHINGTON - Alcune moto di Steve McQueen insieme ai famosi occhiali da sole indossati nel film ‘Il Caso Thomas Crown’ saranno messi all’asta in novembre a Los Angeles insieme a centinaia di altri oggetti appartenuti al famoso attore.
Gli oggetti appartengono a Barbara McQueen Brunsvold, la terza moglie dell’attore morto nel 1980, a 50 anni, per una malattia polmonare.
Tra le tre moto offerte figura anche una Harley Davidson del 1929 ma non c’é la moto usata da Steve McQueen, con scene spettacolari, nel film ‘La Grande Fuga’.
All’asta, in programma l’11 novembre, sarà offerto anche un furgone con la targa ‘MCQ3188′, un numero scelto dall’attore in ricordo di quello a lui assegnato quando  era stato chiuso in un riformatorio giovanile.
Tra gli oggetti appartenuti all’attore offerti agli appassionati ci sono anche un juke-box Wurlitzer, alcuni giubbotti da motocicletta e 14 pistole usate da McQueen nel film ‘Tom Horn’.
“Per oltre 25 anni ho custodito molti oggetti collezionati da Steve - ha spiegato la vedova - So che esiste un pubblico di appassionati che amerebbe possedere almeno un oggetto di questa collezione per l’ammirazione ed il rispetto che avevano per lui”.
L’asta è curata dalla casa ‘Bonhams & Butterfields’.
Metà delle vendite del catalogo (in due edizioni da 50 e 100 dollari) andranno alla organizzazione benefica ‘Make a Wish’, una delle favorite di Steve McQueen.

donne in moto

martedì, maggio 8th, 2007

Rubriche: Donne in moto

Il numero delle donne che vanno in moto sta crescendo di giorno in giorno, non solo in Italia.
E non sto parlando delle “zavorrine” (come vengono chiamate più o meno affettuosamente le passeggere) ma delle donne che decidono di avere una moto tutta loro.
Interessanti a tal proposito sono i risultati di uno studio condotto in America e pubblicato da Associated Press, volto a indagare come e in che misura sta cambiando il mondo del motociclismo femminile.
Prima di tutto un po’ di cifre, giusto per farci un’idea più concreta della situazione: il numero delle donne che possiedono una moto in America è salito del 36 % dal 1998 al 2003, raggiungendo quota 635.000.
Le donne che possiedono una Harley-Davidson sono in America 30.000: un bel salto considerando che nel 1980  erano appena 600!
In America lo stereotipo del motocilcista “brutto sporco e cattivo” è molto più operante che da noi, e da semprecinema e media in generale hanno proposto un’immagine del motociclista parzialmente falsata.
Indumenti di pelle, borchie, tatuaggi, birra, maleducazione, delinquenza….. è stato creata un’immagine del ‘biker’ poco aderente alla realtà.
Piuttosto sorprendentemene, questa immagine valeva anche per l’universo femminile.
Ora questo studio sgombra il campo dai frequenti malintesi di cui le donne si sono sentite oggetto:
secondo le statistiche infatti la tipica motociclista Americana fa l’avvocato, l’infermiera o la casalinga, e ha un introito medio di 55.850 $ l’anno.
Ma non è tutto: la ricerca ha anche evidenziato che le  onne vivono la moto nella stessa maniera in cui la vivono gli uomini: libertà, possibilità di fare amicizie, evasione dalla routine quotidiana sono i tre motivi principali che spingono una donna ad acquistare la moto ed entrare a far parte di gruppi organizzati.
E i nomi del gruppi che raccolgono sole donne motocicliste ricordano da vicino quelli dei colleghi
maschi: “Chrome Divas”, “Women on wheels”, “Throttle queens” sono solo alcuni.
Il movimento femminile risulta molto attivo sotto il punto di vista della beneficenza: la maggioranza di questi gruppi si è costituita per un fine benefico.
In cima alle prefernze c’è la lotta contro il cancro al seno (tema da sempre molto sentito nell’universo femminile), ma non mancano iniziative volte a  sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della  droga, o i gruppi di “Christian riders” e “Black riders”.
Brutte sporche e cattive: ma chi ci crede più??